Studio Severoni | Carne e Santuari
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Carne e Santuari

Le tradizionali festività nostrane, che si svolgano nelle abitazioni private o alle porte dei santuari, pongono al centro del banchetto il consumo di carne animale, momento che raccoglie l’ eredità degli antichi culti pagani, in cui il  sacrificio della bestia e il pasto ad esso connesso rappresentavano lo snodo nevralgico del tripudio.

L’intimo legame che le tradizioni sacrali del centro-sud hanno instaurato con la carne animale, affonda ancestrali e profonde radici nella tradizione ellenica più antica.

La conformazione prevalentemente montuosa della Grecia ha , reso la figura del “pastore”, con il suo gregge di  nevralgica importanza.

Da qui il ruolo preminente delle “carni”, della cucina tradizionale ellenica e, di conseguenza, nell’arte culinaria della Magna Grecia.

In particolare la capra, vessillo di fatica e di adattamento ha, assunto nella cultura dei popoli dell’egeo una posizione preminente. La capacità di resistenza e riproduzione nelle zone più impervie del territorio e il nutrimento che viene tratto dalla sua carne hanno riservato, un posto  d’onore alla capra nella simbologia esoterico-mistico-religiosa greca, assegnandole il ruolo di ancella, di fertilità, resilienza e vita nuova.

Nel mito greco è proprio una capra, Amaltea a nutrire Zeus ancora in fasce, mentre era nascosto a Creta nel tentativo di sfuggire al padre Crono, il titano che inghiottiva interi i propri figli.

Zeus divenuto adulto, sovrano dei cieli e signore del pentateuco, con una delle corna di Amaltea creerà la cornucopia, canonizzando il corno di capra come effige di abbondanza e ricchezza, influenzando, in tale senso, gran parte dell’esperienza simbolica occidentale.

Alla sua morte deciderà addirittura di donarle l’immortalità, stagliandola tra le stelle del capricorno, al fianco di eroi e dei che compongono le mitologiche costellazioni classiche.

La capra è, ancora, l’animale sacro a Dionisio, dio del simposio e, più genericamente, delle “feste” e piaceri ad esse legate. I momenti di convivialità erano considerati ponti di comunione tra gli uomini e gli dei, a prescindere dagli eccessi vissuti da commensali durante il banchetto e dal tenore più o meno sacrale della ricorrenza.

La carne animale assurge, presso l’antica Grecia, a sostrato di vita benevolenza e pace, ben lungi dalla connotazione aggressiva che assumerà il banchetto animale nell’esperienza norrena.

Il consumo di carne era lo snodo nevralgico del rituale religioso delle comunità elleniche, la parte dell’animale riservata agli dei era quella grassa e ossea, che veniva bruciata, il resto della carne veniva cotta alla brace e distribuita ai partecipanti al rito.

Sarebbe, impossibile e forviante, date queste considerazioni, slegare il simbolismo legato alla capra e alla carne animale in genere, con i culti cristiani del nostro territorio, data la forte impronta ellenica che le antiche tradizioni hanno dato, al nostro modo di sentire e vivere il “Santuario” e le ricorrenze che gravitano intorno ad esso.

Autore

Alessio Briguglio