Studio Severoni | Genitori – Scuola – Minori: un rapporto complesso
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Genitori – Scuola – Minori: un rapporto complesso

Molto forte é il dibattito sui diritti e sul disagio dei  minori, nonché sulle violenze e abusi su di loro compiuti.  E’ dovere degli adulti,  affinché si pongano le condizioni, di rispetto e protezione nei riguardi del bambino e dell’adolescente.

Il compito di creare tali condizioni, non dipendono solo dalla famiglia, ma anche dalla scuola e dalle istituzioni tutte, con particolare riferimento  a quelle politiche.

Le suddette agenzie, dovrebbero dettare i valori e il significato della partecipazione alla vita sociale. Il disagio che sentono oggi i fanciulli e i giovani, deve essere analizzato alla luce delle trasformazione e della riorganizzazione dell’individuo nel corso dello sviluppo, valutando caratteristiche individuali, fattori di rischio e fattori protettivi presenti nel contesto familiare e socio-culturale.

Oggi il rapporto, che hanno i bambini con la famiglia e gli insegnanti é basato spesso su una comunicazione difficile, difficoltosa e faticosa.

Queste difficoltà sono legate ad una sofferenza dettate dal processo di delega.

Delegare significa che qualcuno rinuncia alle proprie responsabilità, attribuendo ad altri compiti specifici. I referenti di questa delega sono i giovani, se la famiglia delega l’insegnante o, se gli insegnanti delegano a loro volta la famiglia, il rapporto passa sempre attraverso i giovani.

Il primo problema che si presenta é di tipo cognitivo, ovvero dobbiamo superare il fatto, di pensare che questi due istituti (famiglia e scuola), siano due contenitori separati, che pur convergendo in una funzione educativa, risultano separati come fossero due compartimenti stagni.

I problemi, nascono proprio perché tra le due parti, si crea un rapporto non integrato. Se andiamo ad analizzare la storia di questi due istituti,  annotiamo che questi erano separati,  perché la famiglia lasciava alla scuola tutta  una serie di compiti, riconoscendo alla scuola l’autorità.

La scuola accettava ben volentieri questo compito, assolvendo e assumendo il ruolo di autorità educativa. Da parte della famiglia non vi era la delega nei confronti della scuola, ma solo un trasferimento di compiti basati sulla fiducia.

Questo accadeva, perché,  pur  se separati i due istituti condividevano: il senso dell’autorità, delle norme e dei valori. Questa alleanza silenziosa, faceva si, che ognuna delle due parti svolgesse i propri compiti educativi all’interno di un contenitore condiviso; la famiglia non metteva in discussione gli insegnanti e viceversa.

Quando la società, che é dinamica ha intrapreso un processo evolutivo veloce, sia culturalmente che tecnologicamente, i due istituti non sono stati in grado di evolversi insieme ad essa; il risultato é stato che l’ accordo silenzioso che aveva guidato fino ad allora, i due istituti si tramuta in una crisi di rapporti, in quando i due sistemi non sono stati in grado nel nuovo contesto sociale, a sostituire l’autorità con l’autorevolezza-intesa come senso di guida e di riferimento.

Infatti, il mutamento comportamentale che spesso oggi notiamo nei giovani,  svogliatezza e insofferenza nei rapporti comunicativi con entrambi gli istituti. 

Questo malessere e disagio, si deve al loro rifugiarsi, in forme alternative sia dalla famiglia, sia dalla scuola,  vedi i nuovi strumenti di comunicazione relazionale – spesso anonima e virtuale. 

Inoltre,  tutte le  attività extrascolastiche, quali: attività sportive, corsi di vario genere ecc., pongono i bambini ha svolgere una vita frenetica rispetto alle loro esigenze,  ovvero riducendo il tempo per una comunicazione intrafamiliare, necessaria per uno sviluppo cognitivo sereno e  fiducioso per il futuro.

Questo nuovo stile di vita ha innescato,  un processo che ha minato l’autorevolezza sia della famiglia sia della scuola. Inoltre, i genitori e gli insegnanti sono divenuti sistemi che, rispetto ai figli e agli alunni sono subordinati, i giovani sono passati sopra a questo squilibrio  generazionale, che a noi adulti non ci fa trovare quel giusto dialogo per portare avanti il progetto educativo.

Quanto esposto fa si che i due sistemi anziché fare squadra, entrano spesso in rotta di collisione. E’ necessario pensare alla crescita e allo sviluppo dei fanciulli in termini  di, futuri cittadini e non si diventa cittadini se noi adulti per primi non teniamo su questo fronte.

Dobbiamo tenere facendo squadra; significa  che dobbiamo ritrovare dei punti fissi attorno ai quali c’é condivisione. Non dobbiamo permettere di far vivere i  bambini e i giovani in un sistema anomico. Se i nostri ragazzi potessero scegliere, non vorrebbero vivere nell’anomia, non vorrebbero mai vedere discordia tra i genitori, ma quando capiscono che l’unione non c’é e vi é un conflitto anche  con gli altri istituti, si trovano in una terra di nessuno, ciò determina un grave problema  che, si traduce in indisciplina, assenza di norme e spesso abbandono scolastico.

Una stretta collaborazione tra famiglia e scuola, per prevenire e ridurre il disagio  dei giovani é un principio etico che deve diventare metodo.

Credo dunque, che come le famiglie si interrogano sui loro progetti in funzione dei figli, anche la scuola si deve interrogare, sulla propria relazione con  i giovani.

Infine, una sinergia forte tra i due istituti, permetterebbe  loro di ritrovare e percorrere una strada comune, insieme ai bambini, ai giovani e ai ragazzi, ovvero insieme al nostro futuro.

 

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