Studio Severoni | I guerrieri di carta del cyberbullismo
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I guerrieri di carta del cyberbullismo

Da molti anni ormai i sociologi si sono accorti che esiste un nuovo spazio per gli attori sociali deputato alle relazioni. Tale spazio è denominato spazio virtuale o cyberspazio; si tratta di un luogo dove gli incontri avvengono senza la presenza fisica dell’attore sociale. In tale modo, come scritto dal sociologo  R. Cavallaromilioni di persone transitano così da una dimensione societaria  a una comunitaria in rete, oppure passano sempre attraverso la rete, da una societaria  a una planetaria, o ancora  transitano  simultaneamente da una situazione  all’altra“. In questo cyberspazio, persone di tutto il mondo hanno creato dei news group,  all’interno dei quali si svolgono discussioni private, ci si scambiano informazioni, si gioca e si cerca l’anima gemella.

Il risultato  è che queste nuove tecnologie hanno  cambiato profondamente lo stile di vita di miliardi di persone.

Però non sempre nella storia dell’umanità le scoperte nate per migliorare la nostra vita sono state utilizzate solo a fin di bene, esiste sempre l’altra faccia della medaglia, perché questo nuovo spazio relazionale se da un lato ha migliorato la nostra qualità di vita ( pensiamo al mondo del lavoro, degli affari ecc.), dall’altro, questo spazio viene utilizzato per scaricare  il proprio malessere, mediante aggressività e violenza, da parte di individui che chiamerei “guerrieri di carta” (coraggiosi senza volto e senza nome). Il cyberbullismo  è una minaccia reale e ormai in rapida diffusione che assume forma di violenza psicologica compiuta nei confronti degli adolescenti e non solo.

Il fenomeno sociale del cyberbullismo, inizia ad essere studiato  nei primi mesi del 2000 da parte di Smith ed altri studiosi comeun atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico ripetuto nel corso del tempo  contro una vittima che non è in grado di difendersi“.

Tale definizione non è condivisa da Genta, Brighi, Guarini e dal sottoscritto, che ritengono che per il cyberbullismo  non è necessario il ripetersi dell’ atto aggressivo, in quanto ad esempio un solo filmato inserito in rete ( You Tube), è visibile da migliaia di persone, inoltre lo stesso filmato può essere visto  nel tempo più volte e da  una grandissima platea. Non è forse questo un atto ripetuto?

Un’altra definizione viene data da  Juvonen  e  Gross (2008), i quali ritengono che il cyberbullismo sia l’uso di Internet o altre tecnologie digitali finalizzato a insultare o minacciare qualcuno. Una modalità di  intimidazione pervasiva che può accadere ad un giovane che usa mezzi di comunicazione elettronici“.  Come si evince dalle definizioni date, il cyberbullismo si differenzia dal bullismo tradizionale, in quanto con esso il bullo può scegliere di rimanere   in   anonimato creando nella vittima ancora maggiore ansia.

Anche il fattore spazio/tempo si modifica;  con il bullismo tradizionale il tempo è quello della scuola, lo spazio è nella scuola o al  massimo nel percorso scuola casa.  Con il bullismo elettronico sia il tempo, sia lo spazio risultano essere relativi.

Il tempo è dato dalle 24 ore (la persecuzione può avvenire anche di notte ), lo spazio è infinito, la vittima può essere raggiunta ovunque in quanto il  cyberbullismo non ha confini e vi si può accedere in qualsiasi momento con diverse forme. Il fenomeno del cyberbullismo  è continuo oggetto di studi e ricerche in tutto il mondo e naturalmente anche  da noi.

Oltre lo  studio delle caratteristiche, modalità e forme del fenomeno, gli studiosi si sono posti la seguente domanda: la responsabilità dell’atto è solo del cyberbullo o è condivisa con altri?

Nel bullismo tradizionale, in cui l’interazione è faccia a faccia tra il bullo e la vittima,  esiste una diffusione privata di informazioni o comunque ristretta ad un certo gruppo di coetanei che si possono identificare, nei suoi gregari e negli spettatori in genere passivi e neutrali, la responsabilità del bullo è molto elevata. Nel cyberbullismo la responsabilità è condivisa e partecipativa da chi visiona il video, un’immagine e decide a sua volta di inoltrarli ad altri, quindi  anche gli spettatori recitano un ruolo attivo, condividendo  una parte della responsabilità con il cyberbullo.

Inoltre, risulta che un’altra caratteristica del cyberbullismo sia l’imprevedibilità e la continua violazione della  privacy, mediante la diffusione di foto, minacce, diffamazioni, video clip e ingiurie, mediante il cyberspazio, quindi visibili e leggibili da milioni di persone.

Le modalità con le quali il bullismo elettronico si attua sono due:

1. Video e foto

2. Cyber – bashing,  happy slapping e scrittura.

 

La prima modalità, prevede una preparazione all’azione che consiste in:

– violenze reali sui coetanei riprese con i cellulari e  pubblicate  su siti  di video-sharing

– danneggiamenti e comportamenti irresponsabili, ripresi con il cellulare e pubblicati anche questi sui siti di video-sharing

– momenti  privati e situazioni sessuali intime e riprese  con i cellulare e diffuse on-line o via WhatsApp tra coetanei

 

Nei primi due casi l’autore è noto, nell’ultimo caso  può essere e in genere rimanere anonimo. Inoltre,  le foto e le immagini  possono essere, mediante appositi programmi, modificate e rese ancora più cruente.

 

La seconda modalità si esplica mediante:

– messaggi di testo ( SMS), invio di insulti, ingiurie, minacce e derisioni

– telefonate anonime che possono essere silenti, contenere ingiurie, minacce ecc., sia di giorno che di notte 

– e-mail con contenuti offensivi, minacciosi e a volte con foto modificate

– persecuzione tramite Chatroom 

– utilizzo del web per immettere annunci estremamente imbarazzanti, riguardanti la vittima con il suo numero di cellulare, cambiandole identità e diffamandola

 

Per maggiore chiarezza si possono schematizzare i mezzi e le modalità, nelle seguenti forme:

1. Flaming: messaggi on-line violenti e volgari, mirati a suscitare battaglie verbali in un forum. 

2. Cyber – stalking: molestie e denigrazioni ripetute, persecutorie e minacciose mirate ad  incutere  paura.

3. Denigrazione: sparlare di qualcuno per danneggiare la sua reputazione, via E-mail e messaggistica immediata.

4. Sostituzione di persona:  farsi passare per un’altra persona  per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili, con l’obiettivo  di screditare l’immagine del sostituto.

5. Rivelazioni: pubblicare informazioni private imbarazzanti su un’altra persona.

6. Inganno:  ottenere la fiducia  di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare  o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.

7.  Esclusione: escludere  deliberatamente con azioni  informatiche una persona da un gruppo  on-line per ferirla.

 

In conclusione di questo scritto è necessario  sottolineare la pericolosità del cyberbullismo, il cui contenuto di violenza e aggressività può creare e lasciare profonde ferite nell’anima e nella mente della vittima e come a volte è successo, alcune di loro non riuscendo ad accettare e  sopportare  l’umiliazione e la vergogna  arrivano a compiere l’atto estremo il Suicidio.

 

Cenni normativi

 

Per porre argine al fenomeno del bullismo e cyberbullismo sono intervenuti, il Ministero della Pubblica Istruzione e il Legislatore.

Il primo con l’emanazione di due Direttive quali: la n°16 del 5 febbraio 2007 , che enuncia le linee di indirizzo generali e le azioni  a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo;  la Direttiva n° 104 30 novembre 2007, pone attenzione alla normativa in materia  di privacy, nei casi di divulgazione di dati personali o pubblicazione di fotografie, atti lesivi della dignità della sfera individuale.

Il secondo con la legge n° 71 del 29 maggio 2017 – “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto al fenomeno  del cyberbullismo” – entrata in  vigore il 18 giugno 2017, ha  introdotto  forme di tutela degli adolescenti colpiti da tale fenomeno.

La legge prevede le seguenti novità:

INFORMATIVA ALLE FAMIGLIE:  salvo che il fatto  costituisca reato, il dirigente scolastico che venga a  conoscenza di atti di cyberbullismo ne informa tempestivamente i soggetti esercenti la responsabilità  genitoriale ovvero i tutori dei minori coinvolti e attiva adeguate azioni di carattere educativo.

AMMONIMENTO: fino a quando non è  presentata querela per taluno dei reati cui agli artt. 594 (Ingiuria), 595 ( Diffamazione) e  612  (Minaccia) del Codice Penale e all’art. 167  del Codice  per la protezione dei dati personali, di cui al Decreto Legislativo 30 giugno, n° 196, commessi , mediante la rete internet, da minorenni di età  superiore ai 14 anni nei confronti di un altro minorenne, è applicabile la procedura di ammonimento di cui all’articolo 8, commi 1 e 2, del decreto legge  23 febbraio 2009, n° 11, convertito, con  modificazioni, dalla legge 23  aprile 2009, n° 38. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell’ammonimento cessano al  compimento della maggiore età.

OSCURAMENTO: il minore che abbia compiuto almeno 14 anni e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, possono  inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante  della Privacy che interviene  direttamente entro le successive 48 ore.