Studio Severoni | Le Emozioni nella più piccola delle società: la Coppia
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Le Emozioni nella più piccola delle società: la Coppia

La conoscenza di chi siamo o quanto sappiamo di noi stessi è collegata  strettamente al concetto del  Sé, riferito all’insieme dei pensieri e dei sentimenti che ci definiscono, facendoci ritenere ciò che siamo, e che divide il nostro Io reale nelle tre dimensioni del Me, che sono:

A. quello materiale (il nostro corpo e come gli altri ci vedono);

B. quello sociale (quali e quanti  ruoli rappresentiamo nei diversi contesti sociali);

C. quello spirituale (la conoscenza di se stessi  in relazione agli atteggiamenti, interessi e motivazioni).

 

Tutto questo mi porta a pensare che  il nostro percorso di vita e il rapporto con gli altri è condizionato dalle emozioni che vengono riconosciute immediatamente, come la  felicità, la tristezza, la sorpresa,  la paura o il disgusto. Queste emozioni sono lo specchio della conoscenza del Sé e del Me spirituale,  in quanto la nostra coscienza è organizzata e motivata dal flusso delle emozioni.

Tutti sappiamo distinguere la felicità, o se abbiamo vissuto dei momenti tristi, o ancora apprendere da alcune  circostanze della vita il senso di  paura o disgusto e, infine, mostrare sorpresa di fronte ad eventi particolari. Tutte queste sono le emozioni, ma quanti di noi hanno la capacità  di esternarle e farle comprendere agli altri?  Non molti, in quanto viviamo in una società dove l’apparire e la forma hanno sostituito la natura di chi realmente siamo.

Ognuno di noi si dovrebbe fermare ad ascoltare ciò che prova nel suo intimo per vedere i colori delle proprie emozioni  e dare loro una voce  e un volto.

 

Il “luogo” più importante per esprimere le proprie emozioni è la famiglia, e in particolare la relazione di coppia. Se il rapporto emozionale viene meno, possono verificarsi situazioni del genere; poniamo l’esistenza di due soggetti che chiamiamo  A e B. Un giorno si conoscono, si  sentono attratti  e innamorandosi decidono di compiere il loro percorso di vita insieme.

Ma avviene che  in un giorno X  del loro cammino, il soggetto A decide di staccarsi dal soggetto B. 

Cosa è successo alle emozioni?  Perché la felicità  è diventata tristezza? Perché  il piacere di stare vicini è diventato disagio? Perché il sogno di invecchiare insieme  diventa paura? Perché sono scomparse le emozioni del primo giorno?

Queste circostanze possono essersi verificate  per:

a. la mancanza  dei piccoli gesti  quotidiani, che sono poi i più importanti;

b. la constatazione che la persona che si ha accanto non pensa di rimuovere i ruoli e gli schemi  creati nel tempo, a scapito della vivacità del rapporto;

c. il venir meno delle emozioni che devono essere ricreate in ogni incontro come se fosse  il primo,  per provare quel desiderio di  piacersi sempre,  senza apparire come un fiore appassito.  

 

Per  A e B  cambiare è difficile, la prima e più importante difficoltà è data dalla presenza dei figli,  che impone la necessità di non sconvolgere la loro vita. In ogni caso A e B si sono persi, hanno nascosto e dato per scontato che non c’era più nulla da scoprire, sensazioni ed emozioni  sono affievolite di fronte alla stanchezza del giorno, ai problemi  di  lavoro e alle difficoltà economiche. Tutto muore quando viene ricoperto dal velo  della noia e della quotidianità.

Sì, A e B hanno fatto l’errore di cadere nella pigrizia quotidiana (non sono i soli, basta leggere i dati  ISTAT sulle separazioni e divorzi).

 

Nonostante il venir meno del loro rapporto emozionale e della decisione di separarsi, una coppia può comunque lasciar spazio ad un altro tipo di emozione, legato per esempio alla sfera genitoriale e di rapporto con i figli. Possono anche consapevolmente ascoltare un’emozione negativa, come il disagio, e prenderne coscienza. Non si nascondono più,  accettando con umiltà una situazione che creava imbarazzo a loro e ai loro figli. E’ ovvio, una separazione crea sempre una turbolenza emozionale interiore e, pur vivendo in tale stato emotivo, si può gestire al meglio l’affettività e il rapporto con i figli, dimostrando che ci si separa come coppia e non come genitori.

Il merito di A e B in questo caso è di avere capito  che  non si può vivere prigionieri di una condizione di vita non appagante, ma bisogna avere il coraggio di riconoscere con umiltà i propri limiti alla reciproca comunicazione causa dei mutamenti della condizione di vita.

In conclusione per perseguire il proprio benessere interiore dobbiamo imparare a non mentire, a non nasconderci nè  con gli altri né, ancora più importante, con noi stessi.