Studio Severoni | Dietro la porta chiusa: tipologie di violenza sulle donne in famiglia
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Dietro la porta chiusa: tipologie di violenza sulle donne in famiglia

La casa, la famiglia, un porto sicuro. La cronaca quotidiana ci racconta un’altra realtà.

Negli ultimi cinque anni l’Istat ci illustra che le  donne che hanno subito violenza fisica  sono state  1.517,000, pari al 18,2%, mentre il numero delle donne che hanno subito abuso sessuale ha raggiunto 1.369,000, pari al 9,1%.  Se aggiungiamo il 26,4%  che ha  subito  violenza psicologica ed economica, ci accorgiamo di quanto sia vasto questo  aberrante crimine commesso  ai danni di mogli e compagne.

Se le Istituzioni non intervengono  presto il fenomeno potrà soltanto aumentare e in una società civile non  può essere tollerato.

 

Per una necessaria chiarezza andiamo ad esaminare quali sono i tipi di violenza ed abuso:

 

  • Violenza fisica; questa spesso si manifesta in un qualsiasi comportamento materiale  che abbia come scopo quello di ferire o di spaventare. Questo tipo di violenza non sempre comporta ferite o menomazioni fisiche, ma serve per  creare nella vittima angoscia e terrore costante. Quando la violenza colpisce effettivamente il corpo con segni visibili, tale senso di terrore spesso si manifesta nel comportamento della vittima che nella maggior parte dei casi fornisce una versione non veritiera  sulla causa di come si sia procurate tali ecchimosi e ferite.

 

  • Violenza psicologica; a livello empirico la tipologia di  violenza  che maggiormente affligge le donne coniugate o conviventi è quella psicologica. Per violenza psicologica si intendono quegli atteggiamenti intimidatori e minacciosi a carattere vessatorio e denigratorio da parte del partner, comprese tutte le  tattiche poste in essere  dall’abusante con lo scopo di isolare la vittima. E’ una violenza che si basa su:  ricatti, insulti verbali,  colpevolizzazioni  pubbliche e private,  ridicolizzazioni e svalutazioni continue. 
    Gli atteggiamenti che pone in atto l’aggressore comprendono anche: tradimenti, menzogne, inganni, pedinamenti e limitazioni della libertà personaleLa violenza psicologica è la più difficile da identificare in quanto non visibile da chi osserva dall’esterno.
    Le ferite conseguenti a tale violenza possono andare dalla perdita dell’autostima all’“omicidio psichico”, che vuole dire perditadella propria identità a favore della completa sottomissione all’aguzzino: un vero e proprio lavaggio del cervello che può causare disturbi mentali gravi e in alcuni casi sfociare in suicidio.

 

 

  • Violenza economica; negli anni è venuta alla luce questa terza forma di violenza, spesso trascurata ma importante come le altre. Questo tipo di violenza si configura ogni volta che la vittima sia posta nella condizione di essere economicamente sottoposta al volere del partner, allo scopo di rendere possibile un controllo su di essa limitandone così la capacità di autodeterminazione. I comportamenti dell’abusante si esprimono ad esempio nell’impedire al coniuge di trovare un lavoro, la sottrazione dello stipendio, controllo continuo delle spese, occultamento delle risorse finanziare a disposizione della famiglia, rifiuto di ottemperare agli impegni economici assunti con il vincolo del matrimonio. Questa forma di violenza consiste in un insieme di strategie che privano la donna di decidere e agire liberamente.
    Questo abuso è spesso tollerato dalla vittima che si vede impossibilitata ad abbandonare il marito non potendo disporre di una propria autonomia economica per il proprio sostentamento e quello dei figli.

 

 

  • Violenza sessuale; difficile  da far emergere all’esterno delle mura domestiche è l’abuso sessuale nel rapporto di coppia. La violenza sessuale è un crimine dalla forte connotazione simbolica che esprime la prevaricazione e la ricerca dell’umiliazione: tale abuso è espressione violenta dell’atavico potere che l’uomo ha nei confronti della donna. Questa forma di violenza è un comportamento che si adatta alle dinamiche della coppia in crisi e, soprattutto, di quella separata: l’uomo, sentendosi respinto, cerca di sottolineare il proprio io con l’imposizione di un atto sessuale. E’ questo il concetto che, ripreso nell’analisi dal “movimento femminista”, porterà a qualificare tale crimine come uno “strumento paradigmatico attraverso cui la società maschile delimita e regolamenta il territorio concesso alle donne”.
    Per paura ed anche per distorsione nell’intendere i doveri coniugali, la donna spesso non denuncia i comportamenti  sessuali non desiderati e fortemente lesivi per la propria dignità. Il fenomeno è preoccupante in quanto tale abuso, pur rimanendo nell’oscurità, colpisce duramente la vittima con notevoli conseguenze quali: danni fisici, psicologici e morali.